Monet a Pavia: ecco perché va visto

Monet au Coeur de la vie, a Pavia fino al 2 febbraio, è molto più di una mostra. E’ un viaggio nell’animo dell’artista che ti aiuta a capire e a osservare con occhi diversi l’arte del padre dell’Impressionismo.

monet-spiaggia

“Vi confesso francamente che non ho alcun gradimento per i Salon, le grandi raccolte di opere, fossero anche tutti capolavori, non permettono di dare un giudizio sulla pittura e sono piuttosto dannose. Esposizioni più ristrette di qualche artista sono perfette e hanno un’utilità, non ci tengo molto per questo a cacciarmi là dentro”, così scriveva Monet in una lettera a un amico.

E nel visitare la mostra Monet au coeur de la vie (Scuderie del castello Visconteo, Pavia, fino al 15 dicembre, http://scuderiepavia.com/) sembra proprio che il curatore, Philippe Cros, abbia fatto tesoro delle parole dell’artista.

Diversamente da tante altre esposizioni, che spesso vengono costruite affiancando abilmente quadri di diversi artisti a un numero limitato di capolavori del protagonista, Monet au coeur de la vie ti conduce davvero, solo e soltanto, nel mondo di Monet. La sua vita e le sua arte si snodano parallelamente, in un percorso cronologico che ti prende per mano, mostrandoti il mondo attraverso i suoi occhi. Obiettivo perfettamente riuscito grazie alla struttura dell’esposizione che anticipa ogni periodo chiave, personale e artistico dell’artista, con le originali testimonianze delle persone che contarono nella sua vita. Voci accompagnate dalle emissioni di profumi che stimolano i sensi e aiutano a calarsi nell’atmosfera del racconto.

E così, tra sentori di tabacco si comincia con il video, in una saletta buia, dove si ascoltano le parole del padre Adolph che osteggiò duramente il figlio: prima per la scelta professionale poi per il suo legame con Camille Doncieux, il grande amore, la compagna negli anni del primo espressionismo e sua unica vera modella.

Poi è la volta di Eugène Boudin, suo mentore e amico. Avvolti da un delicato profumo che evoca la brezza del mare e la tranquillità dei paesaggi all’aperto, si ascolta Boudin spronare l’amico a dipingere en plein air, a misurarsi con la difficoltà della luce e delle condizioni atmosferiche. “E dire che la gente pensa che dipingere sia facile” dice Boudin, artista che prediligeva la pittura in presa diretta e di cui si possono ammirare alcuni capolavori, affiancati ai paesaggi marini di Monet. Come lo splendido Marine Pourville, in cui sono immortalate le onde del mare che, attraverso il mutamento cromatico dovuto alla luce e la fusione di colori e di ombre materiche, sembrano ondeggiare in eterno.

Marine Pourville, Monet

Marine Pourville, Monet

Sin dagli inizi, la pittura dell’artista è caratterizzata dalla fascinazione per l’acqua. Ed è nelle marine che Monet rompe gli schemi e mette in discussione le regole della prospettiva. Con quei quadri il pittore avvia un processo irreversibile per tutto il mondo dell’arte: è la visione dell’artista e non l’oggetto della visione che conta, il modo di dipingere e non la cosa dipinta.

L’esposizione prosegue con altre testimonianze dei personaggi chiave della sua vita: Camille, la seconda moglie Alice Hoschedé, il politico francese e amico Georges Clemenceau. Senti la malinconia della moglie nelle parole di Alice mentre parla della assenze di Monet in viaggio alla ricerca di nuovi paesaggi e giochi di luce da studiare o il sostegno dell’amico davanti ai rifiuti della critica. Ed è con le loro intime riflessioni nelle orecchie che ti avvicini e osservi, di volta in volta, i capolavori che raccontano tutto il percorso artistico di Monet: dagli amati paesaggi della Normandia, fissati su tele come Les Bateux de peche à Honfleur e Le port de Honfleur, alla coltre nebbiosa e avvolgente di Waterloo Bridge, alle strepitose scene invernali come Effetto di neve a Limetz, dove l’artista studia le sfumature della neve che ricopre tutto il paesaggio, e I pattinatori a Giverny, in cui riesce a fissare il riverbero del sole sul ghiaccio. E ancora, la maestosa Cathedral de Rouen, ripresa diverse volte da Monet nel suo mutare cromatico a seconda della luce e delle condizioni climatiche.

Monet Blanche

Il percorso narrativo termina con la testimonianza di Blanche Hoschedé Monet, figlia di Alice, che esprime la sua ammirazione e il suo amore per l’uomo che fu suo patrigno prima, suocero poi e in contemporanea, seppur involontariamente, suo maestro. Nel periodo trascorso a Giverny, Blanche ebbe il privilegio di essere come un’allieva per il patrigno che aveva sempre rifiutato di insegnare a chiunque, avendo la fortuna di poterlo osservare mentre dipingeva. “Devi solo osservare la natura e dipingerla come meglio puoi” le diceva. Ed è proprio del giardino di Giverny, tanto amato da Monet, che la mostra ci regala tre pregevoli quadri realizzati dalla stessa Blanche. Infine, una serie di stampe giapponesi, provenienti dalla collezione privata dell’artista, chiudono questo percorso completo, lasciandoti soddisfatto.

Una mostra che va al di là della visione delle tele e delle emozioni che può provocare la vista di indubbi capolavori, perché ha il pregio di svelare l’animo e il sentire intimo di chi ha vissuto ogni singola pennellata di colore.

Author: Mara Locatelli

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