Mattia Corvino, il re che diffuse in Ungheria la cultura fiorentina

Fino al 6 gennaio gli spazi monumentali del museo San Marco, all’interno dell’antico convento dominicano di Firenze, ospitano un’eccezionale mostra che indaga il legame tra la cultura fiorentina ai tempi di Lorenzo il Magnifico e il re d’Ungheria Mattia Corvino.

Bianca Maria Sforza, probably 1493

L’idea di realizzare a Firenze una simile esposizione è stata concepita dal Soprintendente, Cristina Acidini, dopo la visione delle mostre realizzate a Budapest nel 2008 per il 550simo anniversario dell’inizio del regno di Mattia Corvino in Ungheria, dal Museo Storico di Budapest e da altre istituzioni, che hanno aperto stimolanti prospettive di conoscenza sulle relazioni intercorse tra l’Ungheria e l’Italia, a partire dal Trecento, e sulla diffusione dell’Umanesimo in terra ungherese. Attraverso opere di varia tipologia – pittura, scultura, ceramica, miniatura – provenienti da vari musei e biblioteche d’Europa e d’Oltreoceano, la mostra vuole dimostrare come l’umanesimo ungherese affondi le sue radici in Italia, e come, in ambito artistico, sia stata determinante la diffusione dello stile rinascimentale fiorentino.

La mostra, incentrata sulla figura di Mattia Corvino, re d’Ungheria dal 1458 al 1490, e sulla trama di rapporti che legarono quel re all’Umanesimo, a Firenze, alla sua cultura e alla sua arte, comporta inevitabilmente uno sguardo parallelo su Lorenzo il Magnifico, che di quella cultura e di quell’arte fiorentina fu propagatore oltre che mecenate, e protagonista della storia fiorentina di quegli anni.

La scelta di San Marco come sede non è casuale, considerando il ruolo ricoperto nello sviluppo della cultura umanistica dalla Biblioteca del convento domenicano, nel cui ambiente la mostra è stata allestita. Costruita per volere di Cosimo de’ Medici nel 1444 e arricchita della raccolta di testi appartenuti all’umanista Niccolò Niccoli, fu la prima biblioteca pubblica del Rinascimento, dove si incontravano personaggi come Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Agnolo Poliziano. Tra questi, ci sono anche coloro che direttamente o indirettamente entrarono in contatto con Mattia Corvino o con il suo ambiente.

Michael Wolgemuth (Norimberga, 1434-1519) - Wilhelm Pleydenwurff (Norimberga, 1460 ca.-1494) Veduta della citta di Firenze Xilografia su carta Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale

Michael Wolgemuth (Norimberga, 1434-1519) – Wilhelm Pleydenwurff (Norimberga, 1460 ca.-1494)
Veduta della citta di Firenze
Xilografia su carta
Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale

La mostra delinea un panorama sulla capacità di diffusione della cultura fiorentina in territorio ungherese, tramite gli umanisti e gli artisti, e sul suo utilizzo per celebrare il re ungherese che voleva raggiungere una posizione egemonica in Europa e porsi agli occhi degli altri potenti come il principale difensore della Cristianità contro il pericolo ottomano.

Attraverso l’esposizione di opere di artisti fiorentini, appartenute o donate al re, e di artisti ungheresi influenzati dai fiorentini, la mostra rillustra i contatti tra Mattia Corvino e Firenze. Tali contatti, avvenuti per lo più tramite i suoi emissari e consiglieri, risultarono determinanti per le scelte culturali e artistiche che portarono al rinnovamento “rinascimentale” della corte ungherese. Rinnovamento che interessò l’architettura e la decorazione scultorea del Palazzo di Buda e della residenza estiva di Visegrád.

Il fascino esercitato dall’arte fiorentina e dal gusto mediceo e gli stretti rapporti che legarono Buda a Firenze e Mattia Corvino a Lorenzo si manifestano nell’esposizione del prezioso Drappo del trono di re Mattia Corvino, uscito dalla bottega di Antonio del Pollaiolo. Il manufatto riassume l’amore per i motivi classicheggianti allora in voga a Firenze e la straordinaria abilità nell’arte tessile raggiunta dalle manifatture locali.
La mostra è anche l’occasione per sottolineare come Firenze, nella seconda metà del Quattrocento, attraverso i suoi artisti, fosse capace di divulgare presso sedi prestigiose come la corte ungherese un’immagine di città all’avanguardia sul piano culturale e manifatturiero. Immagine che Lorenzo il Magnifico contribuì a creare e a diffondere, stimolando e arricchendo con le opere della sua collezione le conoscenze dell’Antichità negli artisti della sua cerchia e inviando molti di loro presso altri mecenati.

Una particolare attenzione viene riservata agli effetti che l’influenza dell’Umanesimo produsse nella ritrattistica ufficiale del re Mattia Corvino, e che unisce moderni intenti realistici a tipologie “all’antica”, con risultati a lui graditi. L’esemplare di maggior fascino si trova nella miniatura-ritratto contenuta in un volumetto encomiastico (Biblioteca Guarnacci, Volterra) dedicato a Mattia Cprvino dal milanese Giovanni Francesco Marliano, realizzato a Milano nel 1487, in occasione delle nozze, poi annullate, del figlio naturale di Mattia Corvino, Giovanni, con Bianca Maria Sforza. Il bellissimo ritratto di Mattia, eseguito con ogni probabilità da Ambrogio de Predis, sembra rivelare la qualità di un’invenzione di Leonardo.

L’apprezzamento dell’arte rinascimentale alla corte di Buda ricevette stimolo anche dalla presenza di Beatrice d’Aragona, che Mattia Corvino sposò nel 1476, le cui sembianze sono presentate in mostra dal pregevole busto-ritratto di Francesco Laurana (Frick Collection, New York).
La mostra offre anche la visione congiunta di due splendidi piatti di maiolica (Londra, Victoria and Albert Museum e New York, Metropolitan Museum) dono di nozze della famiglia Aragona per Beatrice d’Aragona e Mattia Corvino.
Nel percorso ideale di ricostruzione dei parallelismi tra Lorenzo e Mattia Corvino, la mostra ha focalizzato l’attenzione sulla predilezione per “lo Studiolo” – luogo dei tesori e luogo di nutrimento dell’anima – sul favore per il “mito di Ercole” in funzione autocelebrativa, sulla creazione di una biblioteca adeguata al rango, indispensabile strumento di conoscenza.
In questa sezione trovano spazio preziosi codici, provenienti dalla dispersa biblioteca corviniana, fatti copiare e miniare dal re a Firenze negli ultimi anni del Quattrocento, una parte dei quali, rimasta incompiuta alla sua morte nel 1490, entrò poi in possesso dei Medici. Tra questi sono esposti due volumi della Bibbia monumentale di Mattia Corvino, illustrata nel 1489-1490 dai maggiori miniatori fiorentini dell’epoca: Attavante e Gherardo e Monte di Giovanni. La miniatura della Bibbia, oltre ad essere un capolavoro d’arte è la più esplicita rappresentazione celebrativa in forma simbolica di Mattia Corvino, del suo potere e del rapporto con Firenze, con Lorenzo e con la cerchia di umanisti.

Francesco Laurana, Busto di Beatrice d’Aragona 1474-1475 ca. New York, The Frick Collection

Francesco Laurana,
Busto di Beatrice d’Aragona
1474-1475 ca.
New York, The Frick Collection

Il percorso si chiude con uno sguardo sul “dopo Mattia”. Lo documentano due dipinti e un oggetto simbolo. Il primo è il bel ritratto, di scuola nordica, che raffigura Giovanni Corvino, l’erede a cui Mattia tentò invano di attribuire la legittimazione necessaria per succedergli, anche attraverso uno strategico matrimonio. L’altro è il ritratto di Bianca Maria Sforza, la sposa prescelta per le nozze che sfumarono per motivi politici, dipinto da Ambrogio de Predis (Washington, National Gallery).
L’oggetto simbolico è lo Stocco benedetto (Budapest, Nemzeti Múzeum) che il papa Giulio II donò nel 1509 a Vladislao II, successore di Mattia, volendo identificarlo nel ruolo di difensore della Cristianità, come già altri papi avevano fatto prima con Mattia.
Catalogo Giunti Editore

Mattia Corvino e Firenze.
Arte e umanesimo alla corte del re di Ungheria
Biblioteca Monumentale, Museo di San Marco
Piazza San Marco 3
Firenze
Fino al 6 gennaio 2014

Orari:
8.15 – 13.50 lunedì – venerdì
8.15 – 16.50 sabato
8.15 – 18.50 domenica e festivi
Chiuso secondo e quarto lunedì del mese, 25 dicembre e 1 gennaio
Biglietto: intero 7 euro;
ridotto 3.50 euro
gratuito per i minori di 18 anni e per i cittadini dell’U.E. sopra i 65 anni

Servizio visite guidate
Info e prenotazioni: Firenze Musei 055.290383
e-mail firenzemusei@operalaboratori.com

www.unannoadarte.it

Author: Mara Locatelli

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